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Secondo post della rubrica di Alessio D’Aguanno, Storie di libri.

La rivoluzione nel piatto – Sabrina Giannini

Industriale, francese, russa, cubana e americana.
Cos’hanno in comune queste parole?
Sono rivoluzioni, passaggi che hanno determinato un cambiamento nella storia per le persone che le hanno portate avanti e per quelle che le hanno succedute.
Lo stesso è avvenuto e sta avvenendo tuttora nell’alimentazione degli italiani grazie all’ammirevole sforzo della giornalista d’inchiesta Sabrina Giannini, la quale nel suo ultimo libro, La rivoluzione nel piatto, ha parlato dei pessimi retroscena del cibo che acquistiamo.
Aromi, pomodoro, riso, miele, salmone, semi, uova, coloranti, cibi industriali e allevamenti sostenibili.

Dieci argomenti che analizza e scandaglia da capo a piedi, fin quando riesce a risolvere tutti i dubbi che molti non si pongono, ma che lei aveva bene a mente.
Perché se alcune persone aprono un sacchetto di patatine non riescono a smettere di mangiarle? Cosa significa la dicitura ‘uova fresche’ nell’elenco ingredienti di un rotolo di pasta sfoglia confezionata? E ‘allevamento all’aperto’?

L’autrice affronta con uno stile duro, talvolta ironico e beffardo, argomenti che stanno a cuore a un numero sempre più crescente di persone.
Apre gli occhi sugli scempi che ancora avvengono negli allevamenti intensivi – l’uccisione dei pulcini maschi di galline ovaiole e la somministrazione preventiva di antibiotici sono alcuni fra i tanti – sull’importanza di non fidarsi di ciò che le aziende comunicano, sullo scandalo del riso coltivato con i fanghi di depurazione e sui salmoni d’allevamento alimentati con mangimi additivati di coloranti, in modo tale che il risultato finale sia quello che noi ci aspettiamo.

Ecco, se alcuni problemi sono difficili da risolvere dall’oggi al domani, è certo che la scelta di cosa, come e quanto produrre da parte delle industrie alimentari sia dettata dalle nostre preferenze. Se al supermercato dimostriamo di preferire il salmone color rosa salmone, le industrie faranno il possibile per soddisfarci, a costo di utilizzare mezzi non propriamente onesti.
È proprio il caso di dire che in questo campo vale il motto “Il fine giustifica i mezzi”. Se è vero che tutto il cibo messo in commercio deve sottostare alla legge, pena ritiro o richiamo dal mercato, è anche vero che le autorità che dovrebbero occuparsi della nostra salute molto spesso trovano dei compromessi, che giovano alle industrie e gravano sulla non-trasparenza verso la nostra salute.

Uno dei tanti esempi è quello che l’autrice fa nel capitolo dedicato agli aromi.
“Nel 2015 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha stabilito che il p-menta-1,8-dien-7-ale”, un aromatizzante, “presenta profili di genotossicità” – o, in altre parole, è in grado di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula – “e quindi ne ha ordinato la rimozione dall’elenco delle sostanze aromatiche autorizzate. Lo stesso regolamento […] precisa: a causa dello scarso utilizzo e della limitata quantità totale […] aggiunta agli alimenti nell’ambito dell’Unione, la presenza di tale sostanza negli alimenti non presenta rischi immediati per la sicurezza.”

Come a dire, il rischio che possa causare a chi consuma i prodotti che lo contengono c’è, ma se ne centellinate il consumo…
Il problema è che queste informazioni sono dei soli enti che le comunicano e di una ristrettissima cerchia di persone: alcuni operatori del settore, un numero ristretto di giornalisti e le poche persone che si interessano a questi temi e che sono in grado di leggere consapevolmente un’etichetta alimentare.
L’unico forte strumento di ‘trasparenza’ a nostra disposizione.

Titolo: La rivoluzione nel piatto
Autore: Sabrina Giannini
Editore: Sperling & Kupfer, 2019
ISBN: 8820065606, 978-8820065607
Lunghezza: 212 pagine

Photo by Valentin Salja on Unsplash